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Lettera aperta di Paola Re al Sindaco Alessio Lari

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Giunta alla nostra Redazione pubblichiamo la seguente lettera consapevoli che il Mondo che ha cura per gli animali da sempre porta avanti una battaglia in favore di chi è più debole.

La convinzione è che ci siano tante tradizioni che non tengano conto del mutato rispetto nei confronti dei nostri amici a quattro zampe.

Gentilissimi,

ho appreso dai mezzi di informazione che dal 5 al 18 Gennaio sono in corso gli appuntamenti legati all’edizione 2015 del Palio di Buti (PI): benedizione delle bandiere delle contrade, Santa Messa, cena di presentazione del Palio, presentazione di libri, iniziativa “Cavalli in piazza per i bambini”, spettacolo teatrale, spettacoli musicali, concerti, trippata di mezzanotte, sfilata folkloristica e in conclusione la corsa dei cavalli del Palio delle Contrade di Buti.

Per sapere qualcosa di più di questo celebre Palio, ho guardato sul sito del Comune di Buti http://www.comune.buti.pi.it/page.php?id=582 “Il Palio di Buti è una manifestazione folkloristica incentrata su una corsa di cavalli condotti da fantini che, rappresentando le sette contrade in cui è suddiviso il paese, si sfidano in una gara il cui scenario è la strada principale di accesso all’abitato. Il Palio di Buti affonda le sue radici nel XVII secolo, quando la benedizione delle stalle e dei cavalli del paese avveniva il giorno di San Antonio Abate protettore degli animali. La prima testimonianza di corsa di cavalli è datata il 13 settembre 1848 mentre si ha notizia della prima festa di S. Antonio con banda, cavalli e con un comitato di festaioli datata 14 gennaio 1805… Dopo la Santa Messa dei Cavallai , alle prime ore della Domenica , nelle Contrade e nelle tante osterie del borgo è usanza ritrovarci per la tradizionale trippata.

L’entusiasmo e la passione per la tradizione sono comprensibili ma il concetto di tradizione fornisce spunti di riflessione e di discussione quando in una manifestazione storico-culturale vengono usati gli animali, in questo caso i cavalli che, cavalcati da fantini, vengono fatti correre per pochi minuti in una pericolosa e insensata corsa che spontaneamente non farebbero mai. Non conosco a fondo la storia di questo Palio ma so che nelle diverse corse di cavalli su e giù per l’Italia qualche cavallo a fine corsa non ci è mai arrivato, stramazzato al suolo morto o ferito irrimediabilmente. Ho guardato alcune corse degli anni precedenti http://www.paliodibuti.org/Video/tabid/214/Default.aspx e mi sono resa conto che quello di Buti è il solito Palio di sfruttamento di cavalli. Gli organizzatori del Palio di Buti mostrano l’orgoglio di portare avanti una tradizione, di riportare in luce gli antichi valori e quella socialità che rende più gradevole il vivere civile, distogliendo così l’attenzione dall’aspetto critico: lo sfruttamento dei cavalli.

Invito Giacomo Pratali, Assessore alla Pubblica istruzione, a impegnarsi in una politica educativa sui diritti degli animali, a partire da quelli dei cavalli della corsa, invitando le scuole di ogni ordine e grado a non incentivare la partecipazione delle scolaresche a spettacoli con animali che sono diseducativi, per nulla portatori di quei valori necessari per vivere in armonia col mondo animale. In parecchi luoghi si è rinunciato alle tradizionali corse di cavalli, sostituendole con gare di abilità o di velocità disputate dalla popolazione, anche con il coinvolgimento dei bambini che in queste competizioni si divertono moltissimo.

Invito Maurizio Matteoli, Vicesindaco e Assessore Turismo, a promuovere un turismo etico, nel rispetto di ogni forma di vita animale: Buti e la Valdera hanno un potenziale turistico che non necessita dello sfruttamento animale come fenomeno di attrazione.

Invito Isa Garosi, Assessore alle Politiche culturali, Laureata in Lettere e studiosa di tradizioni popolari, a riflettere sul concetto di tradizione. La tradizione è ciò che viene trasmesso, come un’eredità, e come accade con ogni eredità, è necessario discernere ciò che di prezioso è da mantenere da ciò che deve essere abbandonato. Dal verbo latino “tradere”, derivano sia il temine “tradizione” che il termine “tradimento”: nell’atto del “tradere”, si consegna un ordine precostituito, un sistema preesistente ma nello stesso tempo si abbandona e si tradisce un sistema di precedenti regole o configurazioni a favore della novità. Credo che la consegna e il tradimento debbano saper trovare un punto di incontro, anche a Buti, che ha il diritto e l’onore di mantenere la tradizione del Palio ma lo faccia con giornate di studio, convegni, conferenze, proiezioni di film e documentari, mostre, laboratori didattici, giochi, sfilate in costume. Questa festa costituisce anche un’occasione di lavoro quindi non mi scaglio contro il diritto a lavorare degli umani ma a favore del diritto a non lavorare dei non umani. Ammiro l’impegno di artisti, musici, sbandieratori, tamburini, dame, cavalieri, principi, alfieri, dotti, araldi: per loro lavorare è un diritto e in occasione della loro festa credo che sia anche un piacere mentre per i cavalli è una schiavitù.

Ho letto sul sito web i brevi cenni biografici del Sindaco Alessio Lari che ha dato un’ottima impressione di sé citando una frase di Gandhi: “Se esiste un uomo non violento, perché non può esistere una famiglia non violenta? E perché non un villaggio? Una città, un paese, un mondo non violento?”. Nessuno sa come si comporterebbe al presente una persona che nel presente non c’è più quindi è corretto valutarla sulla base di ciò che si conosce del suo passato. Credo che personaggi di grande autorevolezza vadano valutati nel loro complesso e che, relativamente a Gandhi, si debba prendere il pacchetto completo, altrimenti non lo si prenda proprio. E’ troppo comodo cavalcare l’onda della sua nonviolenza senza tenere conto del rapporto che Gandhi aveva con gli animali che considerava esseri senzienti, che non mangiava, che non sfruttava in alcun modo. Non so che cosa penserebbe Gandhi della corsa di cavalli al Palio di Buti, tuttavia percepisco le sue riflessioni più vicine al mio sentire che a quello degli organizzatori della corsa. E non lo vedo certo seduto al tavolo dell’osteria del Palio ad abbuffarsi con la “trippata”.

Invito il Sindaco a riflettere sulla celebre frase di Gandhi: “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”: se volesse pubblicarla sul sito web del Comune di Buti, sarebbe da esempio per la cittadinanza, per gli amministratori del Comune e per se stesso.

Cordiali saluti.

Paola Re

15057 Tortona (AL)

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